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Come un chirurgo, Mendeni interviene direttamente sul codice creando risultati inaspettati. Tra questi spicca r_lightTweakSunlight , un artefatto nonché la documentazione di una pratica creativa. Detto altrimenti, Mendeni non tratta il videogioco come un soggetto da riprodurre bensì come oggetto di riflessione, metonimia della tecnologia digitale e, più in generale della tecnologia tout court . r_lightTweakSunlight è il nodo di un rizoma e, al tempo stesso, un oggetto ibrido che tuttavia rivendica una propria autonomia. È causa ed effetto, premessa e promessa realizzata, implicazione e conseguenza. Nell ’oeuvre di Mendeni, il videogioco – già sottoposto a un processo di astrazione – è sempre mezzo, non fine. r_lightTweakSunlight frantuma la coerenza pseudo-naturalistica della simulazione per rendere manifesto il sotteso artificio, dando visibilità a ciò che normalmente sfugge all’occhio umano. In questo senso, Mendeni dialoga in modo asincrono con il tardo Harun Farocki, che con Parallel I–IV (2008–2012) porta in primo piano le intrinseche contraddizioni della logica simulacrale. A differenza di Farocki, tuttavia, Mendeni sollecita lo spettatore a contemplarla. Per farlo, eleva il bug , l’errore di visualizzazione, a marca di riconoscimento del digitale. In r_lightTweakSunlight, il bug non è un errore bensì una caratteristica formale. A feature not a bug . È una proiezione, nel doppio senso di trasmissione di un’immagine sullo schermo e di vaticinio, predizione. Mendeni illustra la progressiva ludicizzazione del reale.
Matteo Bittanti

 

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Testi per il catalogo di:
Matteo Bittanti / Valentino Catricalà / Elena Giulia Abbiatici / Federica Patti